
25) Il neopirronismo di Sesto.
    Sesto Empirico insiste sull'originalit della posizione
scettica: da un lato nessuna forma di filosofia pu essere
paragonata allo scetticismo, e dall'altro questo ha gli strumenti
per confutare le altre filosofie

Sesto Empirico, Schizzi pirroniani.

a) Raffronto fra lo scetticismo e le altre filosofie (Schizzi
pirroniani, I, 210; 213-214; 219; 220-232).

1   Che dalla filosofia eraclitea differisca l'indirizzo nostro 
manifesto: e invero Eraclito di fronte a molte cose oscure si
pronuncia dogmaticamente; noi invece no.
2   La filosofia democritea dicono che abbia una comunanza con lo
scetticismo, poich pare servirsi della nostra stessa materia. Che
dal fatto che il miele ad alcuni appare dolce, ad altri amaro,
dicono che Democrito conclude non esistere per s stesso n il
dolce n l'amaro e per questo pronuncia l'espressione non pi,
che  un'espressione scettica. Tuttavia  differente il senso con
cui adoperano quest'espressione non pi gli scettici e i
democritei; poich questi mettono avanti quest'espressione nel
senso che non esiste n l'una n l'altra cosa, noi invece nel
senso che ignoriamo se l'una o l'altra, oppure se n l'una n
l'altra cosa esiste di quelle che appaiono.
3   Nell'affermare che la materia  fluttuante e che in essa sono
contenute le ragioni di tutti i fenomeni, Protagora dogmatizza,
mentre si tratta di cose oscure e sulle quali noi sospendiamo il
giudizio.
4   Taluni affermano che la filosofia accademica sia la stessa che
lo scetticismo [...]. I seguaci dell'Accademia nuova, anche se
dicono che tutte le cose sono incomprensibili, differiscono,
forse, dagli scettici anche per ci stesso, che dicono che tutte
le cose sono incomprensibili (essi infatti affermano recisamente
codesto punto, mentre lo scettico si aspetta, anche, che qualche
cosa si possa comprendere). Differiscono poi manifestamente da noi
nel giudizio dei beni e dei mali. E invero gli Accademici dicono
che una cosa  bene e male, non al modo nostro, ma con la
persuasione che quello che essi dicono essere bene, sia pi
probabile del suo contrario. Altrettanto dicasi di quello che
affermano essere male. Noi invece diciamo che una cosa  bene o
male, senza credere che quello che noi diciamo sia probabile.
5   Poich Carneade e Clitomaco parlano di un prestar fede e di un
probabile accompagnato da una forte inclinazione, noi, invece, di
un credere, cos, semplicemente, senza propensione, si
differirebbe da essi anche in questo. Ma anche in ci che riguarda
il fine differiamo dalla nuova Accademia. E invero coloro che
dicono di governarsi secondo quella setta, si servono del
probabile per la vita. Invece noi, pur seguendo le leggi e i
costumi e le affezioni fisiche, viviamo senza dogmi. Arcesilao
invece, capo e iniziatore dell'Accademia di mezzo, pare a me che
partecipi proprio dei ragionamenti pirroniani, tanto da essere
unico l'indirizzo suo e il nostro. E invero n si trova che egli
si pronunci intorno all'esistenza n intorno alla non esistenza
delle cose, n giudica preferibile rispetto alla credibilit o non
credibilit, una cosa o un'altra, ma in tutto sospende il suo
giudizio

b) Lo scettico e la possibilit di confutare il dogmatismo
(Schizzi pirroniani, I, 2-4; 10).

    Rispondiamo a coloro che sempre hanno in bocca che lo scettico
non  affatto in grado n di investigare n di intendere le loro
affermazioni dogmatiche. Dicono infatti: o lo scettico comprende
quello che i dogmatici dicono, o non comprende. Se comprende, come
potrebbe aver dubbi intorno a ci che dice di aver compreso? Se
non comprende, certo, intorno a quello che non ha compreso neppure
sa parlare [...]. Coloro che cos parlano, rispondano ora a noi in
che senso essi intendono la parola comprendere: se nel senso di
avere semplicemente la nozione, senza affermare recisamente
l'esistenza di ci di cui ragioniamo, oppure nel senso di aver la
nozione e di affermare contemporaneamente l'esistenza delle cose
di cui discorriamo. Poich se per comprendere intendono, nel
loro discorso, l'assentire alla rappresentazione catalettica, in
quanto la rappresentazione catalettica proviene dalla cosa
esistente, con l'impronta e il sigillo conforme alla cosa
esistente, quale non potrebbe derivare da una cosa non esistente,
in tal caso nemmeno essi vorranno probabilmente non essere in
grado di investigare intorno a ci che non hanno compreso in s
fatta maniera [...]. Se invece diranno che non s'ha da intendere
cos la comprensione di ci che forma l'oggetto della ricerca, ma
come una nozione semplicemente, non  impossibile a coloro che
sospendono il loro giudizio intorno all'esistenza delle cose
oscure, il ricercare. Infatti lo scettico non  escluso, penso,
dalla nozione che deriva e da ci che impressiona i suoi sensi e
dai ragionamenti che gli appaiono evidenti, quando essa nozione
non induca in modo assoluto l'esistenza di ci che forma oggetto
della nozione

(Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1966, volume I,
pagine 568-569 e 567).

